Chiesa della Madonna del SS Rosario

oratorio b.jpgEdificio in stile romanico, di ottima fattura e notevole armonia nelle linee architettoniche interne, localizzato all’ingresso del paese (per chi proviene da Cassine) sul lato destro della piazza principale.
La costruzione originaria risale al XIII° secolo.
Un primo ampliamento e/o ristrutturazione avvenne tra il 1571 (battaglia di Lepanto) ed il 1584, data impressa sulla primitiva porta di ingresso.
Nel 1738 venne edificata la nuova parte laterale sinistra con la realizzazione della porta attuale che dà accesso sulla piazza.

Ancora nel 1954, nella parte absidale aggiunta, a destra della porta di ingresso dalla piazza, venne ricavata una cappella dedicata alla Madonna di Lourdes, eseguita con pietre dell’età pliocenica prelevate dal greto del vicino Rio Salso.
I successivi e non sempre felici interventi esterni non pregiudicano l’insieme della fabbrica da cui continua a trasparire lo squisito gusto iniziale del monumento dalle linee dolci ed essenziali.

Allegata pianta con dettaglio dei successivi interventi temporali: dalla pianta…….
(da Relazione di perizia Geom. Bocchio Gian Pietro in data 14/4/1985)

castello.jpgCastelnuovo, alla nascita Castellum Novum, faceva parte della Diocesi di Acqui e rientrava nella giurisdizione della Pieve di Santa Maria di Cassine. L’attuale Chiesa della Madonna del SS Rosario esisteva in epoca remota quale Cappella nel “Castello” (della quale tuttavia non possediamo notizie sino al XIII° secolo) riservata alla devozione del castellano e alla sua sicurezza. Era compresa nel recinto del “Castellum”. La data di ampliamento o ricostruzione della Chiesa si colloca tra il 1574, quando essa ancora non compare nella pianta topografica di Castelnuovo del secolo XVI che si conserva nell’Archivio di Stato di Torino (con la dicitura “Io Niccollò Candido ho eseguito …la pianta del presente disegno, sì come la comisione auta dal Ill.o Marchese di Casall Monferatto, con la destanzza delli fiumi che è dall Statto di Monferatto e di Millano, come qui si puol vedere presente”) e che deve attribuirsi a quell’anno in base all’insediamento dei Moscheni nella signoria del paese, ed il 1584, come risulta dall’incisione sulla porta dell’ingresso originario (sempre che questa non sia stata prelevata – ma è pura ipotesi – da altra sistemazione

portarosar1204.jpgLa facciata della Chiesa era rivolta verso la Bormida, con una bella porta d’entrata in legno noce, scolpita, tutt’ora esistente, su cui è incisa la data MDLXXXIIII (1584). L’intero portale, originariamente costituito da una ampia cornice lignea con all’interno portoncino di accesso a unica anta, a metà del XX° secolo, al fine di facilitare l’accesso dei fedeli, venne tagliato nel mezzo lungo tutta l’altezza, riassemblato e accomodato a due ante: forse efficace per il transito ma di certo discutibile per il risultato raggiunto.
La Chiesa venne dedicata alla Madonna del Rosario in occasione dell’ampliamento o ristrutturazione del XVI° secolo, o almeno nel periodo che si snoda dalla ufficializzazione della preghiera mariana da parte di Papa Pio V (1566-1572) all’istituzione della festività della Madonna del Rosario, la prima domenica di ottobre, stabilita da Papa Gregorio XIII (1572-1585) nel 1573, dopo la vittoria navale cristiana contro i Turchi nella battaglia di Lepanto del 1571.

E’ una delle due storiche importanti Chiese esistenti del paese, senza assolutamente sminuire gli altri numerosi edifici di culto locali, in buona parte ancora esistenti e praticati.
Attigua alla Chiesa del Rosario era la dimora del Sacerdote, compresa dal ‘600 negli stabili di proprietà dei Sigg. Gaioli, pervenuti poi a metà ‘800 al Marchese Spinola.
Esterna alla chiesa la torre campanaria, poi incorporata nella sacrestia in sede di ampliamento nel ‘700.
Il palazzo dei Gaioli, prospiciente la facciata originaria, comunicava con la tribuna marchionale della chiesa per mezzo di un corridoio pensile al primo piano.
Il muro esterno del presbiterio si erge su parte del muraglione del recinto del “Castellum”.
Una botola (al tempo esterna alla Chiesa, ora inglobata nell’atrio per effetto dell’ampliamento del 1738), consente l’accesso a un condotto sotterraneo, ormai interrotto su due lati, che in una direzione comunicava con i sotterranei o cantine dei fabbricati del castello e in quella opposta conduceva oltre le mura del Castello, presumibilmente verso la attuale Chiesa Parrocchiale e/o oltre l’abitato stesso del paese. La parte accessibile presenta ancora altezza e ampiezza capaci di ospitare agevolmente in posizione eretta numerosi individui: ovvie le considerazioni in termini di rifugio, difesa e contrattacco in situazioni di belligeranza. Le attuali accessibili dimensioni sono circa ml. 16 in parallelo alla facciata lato piazza della Chiesa per ml 5 di larghezza e ml 3,5 al colmo in altezza.
L’intervento del 1738 ampliò la Chiesa verso la piazza realizzando la sacrestia, l’entrata con scalinata prospiciente la piazza, l’inglobamento nella nuova struttura della torre campanaria e della botola di accesso al sotterraneo, la nicchia poi utilizzata a metà del XX° secolo per la costruzione della Cappella dedicata alla Madonna di Lourdes. Non escluderei comunque lavori interni ed esterni anche protratti negli anni che hanno portato alla struttura oggi esistente.

La cronaca recita che ai primi del ‘700 risale l’abbattimento – la Tagliata – di parte del muraglione di cinta del castello (per opera dei francesi o di altre truppe belligeranti sul territorio all’epoca). Nel vulgo l’appellativo “Tagliata” identifica ancora oggi la zona dell’abitato verso Rivalta. (Storia Aperta di Castelnuovo pag 15, 31,32, 61, 62, 63,72)

P7280011.JPGSul tetto della parte ottagonale del fabbricato, prospiciente la via Bruni Gaioli, insiste tuttora una banderuola di metallo recante la data 1738.

L’abbattimento della cinta del castello e la presenza della banderuola datata 1738 potrebbero far pensare anche al totale ampliamento in detta epoca. Di fatto nella pianta comunale del 1769 la chiesa esternamente presenta la attuale conformazione.

Procedendo all’interno della Chiesa del Rosario, con accesso dalla piazza, vediamo:
a sinistra:

  • La botola di accesso al tunnel prospiciente la chiesa lungo il fronte delimitato dalle due aiuole
  • La sacrestia e da questa l’accesso alla torre campanaria
  • La lapide votiva (e)in memoria del Maggiore dell’esercito Zolla Francesco, benefattore locale, morto nel 1658, a cui è altresì dedicata una via del paese (note dettagliate tra personaggi): non nota la data di esecuzione della lapide o la sua originaria collocazione in Chiesa.
  • Altra lapide con elenco dei benefattori che nel 1926 hanno favorito la manutenzione della Chiesa

Sulla destra, dirimpetto alla sacrestia, la nicchia già dedicata alla Madonna di Lourdes. Di pregio le pietre calcaree risalenti all’era pliocenica, utilizzate per il rivestimento della cappella, prelevate dal greto del Rio Salso in Castelnuovo: formazioni fossili colme di conchiglie marine risalenti a quando il mare si ritirò dando poi origine alla pianura Padana.
Ancora, in senso orario
Due scalini accedono al presbiterio (o abside), ampio, di forma ottagonale, al tempo contornato su entrambi i lati da panche e inginocchiatoi lignei costituenti il coro di cui si vedono pochi resti.
Al centro l’altare maggiore, di stucco, fatto nell’anno 1780 e benedetto dal Parroco pro tempore Francesco Antonio Scarrone per facoltà concessa da S.E. Monsignor Corte.

Da approfondire descrizione e studio

Dietro l’altare, in alto, la nicchia, già ospitante la statua della Madonna del Rosario, contornata da quindici celle decorate rappresentanti i 15 misteri del Rosario (5 per 3: gaudiosi, gioiosi, dolorosi)
Sui due muri laterali, contrapposte, due cornici sormontate da dediche che racchiudevano tele votive:

a cornu evangeli si legge
VOTUM
ATRA LVE VEX ANTE
NUNCUPATUM
AN DN 1030
m2 atra lue.JPG
VOTO
PROMESSO INNANZI AL
FUNESTO PESTILENZIALE
TORMENTO
La nicchia ha dimensioni interne cm 220 in altezza per 172 in larghezza. Improbabile l’anno 1030. potrebbe forse riferirsi alla occorsa peste del 1630, realizzato forse anche in epoca successiva e ancora rimaneggiato in occasione di restauri.
 
a cornu aepistolae si legge
SIGNUM
ARA LUCEM VETANTE  
EXPORTATUM
AN DNI 1797
n2  ara lucem.JPG
SEGNO/EMBLEMA
PORTATO/ASPORTATO/BANDITO
NEL MENTRE ERA VIETATA
LA LUCE DELL’ALTARE ?
Dimensioni interne della nicchia cm 135 in altezza per 95 in larghezza.La data e la didascalia potrebbero rimandare al periodo napoleonico. Maggiori idee emergerebbero dalla identificazione del dipinto ivi a suo tempo allocato. 
 

Il presbiterio era diviso dal corpo della chiesa da una balaustra lignea: ne resta una piccola porzione sul lato sinistro di chi guarda l’altare maggiore.

Alla base degli scalini di accesso al presbiterio una lapide in pietra sbrecciata, recita:
D O.M.
R.D. JOHANNES. BAPT RAPETTI
ANNUS NATUS LXX OBIIT XXII AP
MDCCLVI ET HUNC SIBI TUMULI
LOCUM PRAESIGNAVIT
p don rapetti.JPG
Deo Optimo Maximo
Reverendo Don Giovanni Battista
RAPETTI
DI ANNI 70 MORÌ
22 APRILE 1756 E QUI
IL SUO TUMULO DESIGNO’
Usuali al tempo le sepolture negli edifici di culto: ancora oggi reperibili sotto questa chiesa resti di scheletri umani.

Ancora in senso orario

s4 san carlo.JPGL’altare di San Carlo (1538/1584), riedificato nel 1789 (forse localizzandolo a fianco di quello preesistente), a opera della Compagnia della Dottrina Cristiana e benedetto nello stesso anno dal Reverendo Scarrone. In alto sulla cornice impressi tiara e bastone, da riferirsi a San Carlo Borromeo, Cardinale. Sotto una dicitura, attribuibile alla Compagnia della Dottrina, recita

“POTENS EXHORTARI IN DOCTRINA SANA TIT.”.

L’affresco rappresenta San Carlo con abito Cardinalizio e il Crocifisso. Deteriorata la parte inferiore.
La già citata tribuna marchionale, scolpita e decorata, con a sinistra la porta di comunicazione al palazzo Gaioli e al centro la struttura lignea del vecchio organo.

t1 altare mad rosario particolare.jpgDi fronte all’altare di San Carlo l’altro altare esistente della Madonna del Rosario.

In alto sulla cornice impresso un blasone nobiliare, non più distinguibile, sormontato da un elmo:

– escluderei il blasone di Papa Ghislieri – San Pio V – essendo i suoi colori giallo e rosso
– pensare al Capitano Zolla non collima con quanto espresso nella relazione del Reverendo Scarrone (riportata più oltre), anche se il periodo può starci
– ci starebbero i Moscheni: nel blasone è presente l’elmo, il blu, volendo i gialli e i rossi. Il periodo storico quadra essendosi insediati in Castelnuovo nel 1574 e restati signori del luogo sino almeno al 1602, con una prosecuzione parziale (tra liti e diatribe credo) sino al 1662.
L’affresco, deteriorato in più parti, presenta altresì discontinuità e disallineamenti della superficie (si possono intendere rifacimenti, sovrapposizioni, ritocchi, forse anche una sorta di collage).
Sostanzialmente visibili in alto la Madonna con il rosario nella mano destra rivolta a San Domenico. In basso da un lato San Domenico di Guzman, a mani giunte con il Rosario, e San Pio V, Papa Domenicano (1566/1572), con abito talare e ai piedi tiara e chiavi papali.
La cronaca ci dice che San Pio V, al secolo Antonio Michele Ghislieri (1504/1572) di Bosco Marengo venne canonizzato il 22 maggio 1712. Altro indizio che lascerebbe aperta la tesi di un rifacimento post dell’affresco?.
(Non è neanche escluso che gli altari e le lapidi oggi reperibili abbiano nel tempo trovato disposizioni diverse dalle originarie.)

LE TELE

Dignitose, in buona conservazione, le tele reperite nella Chiesa, risalenti al XVI° e XVII° secolo, di buon valore storico per i riferimenti di culto locale a esse connessi:

 

SAN BOVO
Dimensioni circa 150 x 115
vedi note dettagliate sul Santo e sulla tela
a SAN BOVO chiesa rosario.JPG
MADONNA CON BAMBINO (o SAN DEFENDENTE?)
Dimensioni circa 200 x 136
In alto Madonna con Bambino e Angeli
In basso
Sant’Antonio di Padova (saio e giglio ai piedi)
San Defendente (corazza e calzari, bandiera con croce
bianca o gialla in campo rosso derivante dalla Legione
Tebana di appartenenza del Santo. Presente il culto
locale al Santo, confrontare i successivi altari e il capitolo dedicato).
MADONNA ASSUNTA
Dimensioni circa 115 x 80
In alto la Madonna
In basso
San Domenico di Guzman (abito, libro, rosario)
Santa Maria Maddalena (scollatura, teschio, ampolla unguenti)
SAN CARLO
Dimensioni circa 200 x 140
Usuale iconografia, abito talare, croce, bastone pastorale
Sovente all’epoca le tele sovrastavano gli altari di appartenenza.
Di seguito riportiamo la relazione del 1785 fatta da Don Scarrone, senza particolari specifiche, in cui cita gli altari di San Defendente, dell’Assunta e di San Carlo.

GLI ALTARI

Da una relazione del 1785 fatta dal Parroco Francesco Antonio Scarrone (1777/1807) leggiamo:

nella chiesa del Rosario esistono cinque altari:

  • il maggiore della Beata Vergine del Rosario
  • il secondo, di San Defendente, a latere cornu Evangeli
  • il terzo, della Madonna del Carmine
  • il quarto, dell’Assunta
  • il quinto, di San Carlo, a cornu Epistolae.

l’altare maggiore, della Beata Vergine del Rosario, mantenuto dalla Compagnia dello stesso nome, ed ha ornamenti sufficienti. E’ di stucco, fatto dell’anno 1780 e benedetto da me per facoltà concessa da S.E. Monsignor Corte

a latere cornu evangeli
– di San Defendente, è sospeso e non vi si celebra già da molti anni in qua (come pure quello dell’Assunta, posto dall’altra parte – S’era trattato di demolirli entrambi). Di proprietà della comunità.

a latere cornu epistolae
– della Madonna del Carmine, patronato degli eredi del fu Sig Giovanni Antonio Carrante. Si trova ancora in istato competente e tocca a predetti patroni provvederlo dei sacri arredi. (NDR: nella canonica della Parrocchia apprezziamo una tela della madonna del Carmine in buono stato di conservazione)

– dell’Assunta, è sospeso e non vi si celebra da molti anni, degli eredi del Capitano Zolla, e quindi della comunità (in programma la demolizione, contrapposto a San Defendente)

– di San Carlo (già citato) è di ragione della comunità per la Compagnia de Dottrina Cristiana. Nel 1789 fu distrutto, e venne riedificato a nome della Compagnia della Dottrina Cristiana uno nuovo, da me benedetto nello stesso anno per facoltà mia. Non ha dote e si mantiene con qualche limosina e colletta al tempo del raccolto.

NDR: oggi esistono solo più l’Altare Maggiore, l’Altare della Madonna del Rosario (rifatto ex novo o utilizzando in parte un altro esistente) e l’Altare di San Carlo (rifatto ex novo in luogo di quello dell’Assunta).

Le relazioni dei parroci erano periodicamente aggiornate, integrando le precedenti, quindi non crei stupore che nel 1785 si parli di edificazione e benedizione del 1789.
Riguardo alle tele attualmente esistenti voglio intanto rammentare che nell’ultimo ventennio sono state oggetto di furto e poi ritrovate, spero integralmente (non esisteva un inventario).
Se ci sono tutte si potrebbe ipotizzare , ragionando sulle dimensioni, che:

  • quella della Assunta, dopo la demolizione dell’altare, fosse ospitata nella nicchia “ARA LUCEM”
  • meno certa la localizzazione nella nicchia “ATRA LUE”, che poteva contenere tanto San Carlo (per i fatti della carestia del 1570 o della peste del 1576/1577) quanto la Madonna con Bambino (sia San Defendente sia Sant Antonio vengono invocati a protezione dei contadini e/o degli animali) e per estensione delle epidemie. La data 1030 e la dicitura fanno per certo pensare alla peste, ma le mie restano allo stato supposizioni.

Non ho allo stato reperito testimonianze anche verbali che possano certificare i quesiti.
Una voce darebbe la tela di San Carlo allocata nell’ultima navata dove stava l’altare originario distrutto attorno al 1789.

I SANTI ricordati e venerati nella Chiesa del Rosario

SAN BOVO
Nella Chiesa del S.S. Rosario insiste una tela, di ampie dimensioni, dedicata a San Bovo, protettore del bestiame domestico, il cui culto era fortemente radicato in Castelnuovo.
Bovo di Noyers, nacque verso l’anno 940 nel castello di Noyers, in Provenza, da nobile famiglia di vassalli del Conte di Sisteron. Ricevette una severa educazione dal padre Adalfredo e dalla madre Odilinda. Imparò a cavalcare, maneggiare le armi, governare il feudo. Bovo di Noyers, subentrato nel feudo alla morte del padre, fu sempre prodigo di ospitalità e protezione verso quanti si rifugiavano nel suo castello. Organizzò altresì una schiera di armati a difesa contro i saraceni che dal nido di Frassineto, fra Nizza e Monaco sulla costa della Provenza, dove si erano insediati a far tempo dal 889, aggredivano e devastavano le coste provenzali, la Liguria, il Piemonte meridionale, il territorio delle Alpi Marittime.

Nella crociata bandita intorno al 973 da Guglielmo I, duca di Provenza, contro i predoni saraceni, nemici della fede cristiana, Bovo, dopo un lungo assedio, conquistò la rocca di Frassineto. Durante le operazioni militari egli fece voto, se Iddio gli avesse concesso la vittoria, di lasciare la professione delle armi per darsi alle opere di carità impegnandosi altresì a compiere ogni anno un pellegrinaggio a Roma in visita alla tomba degli apostoli Pietro e Paolo.
Conquistata Frassineto , Bovo si diede alla vita del penitente e del pellegrino. Perdonò chi gli aveva ucciso il fratello. Si ritirò in solitudine e preghiera in una cella sulla vetta di un colle.
Ogni anno intraprese il pellegrinaggio a Roma. Entrava in Italia dal Colle della Maddalena o di Tenda, percorreva la Via Fulvia e la Via Emilia, valicava gli Appennini e raggiungeva la Città Eterna. Distribuiva ai poveri denaro e provviste sino a ridursi, egli stesso, a chiedere l’elemosina.

La sua fama si sparse.

A Voghera, dove era solito compiere una sosta, era ospitato da una onesta persona, a cui fece da padrino nel battesimo di un figlio. Ai primi di maggio 986, nel ritorno da Roma, giunse febbricitante alla casa dell’amico. Morì il giorno 22 di quel mese, a 46 anni. Venne sepolto, come aveva richiesto, fuori del Borgo di San Pietro, sul margine meridionale della Via Emilia. Il luogo rimase poi abbandonato, coperto di sterpi.
Ma gli animali, che durante il pascolo vi transitavano, erano colpiti da tremiti e cadevano morti. Ci si sovvenne allora che sotto quei rovi era stato sepolto anni prima un pio pellegrino, morto a Voghera.
Nel luogo venne eretto un assito con una croce. Una fanciulla vogherese, dolorante in tutto il corpo, condotta alla tomba dal fratello dopo un sogno ammonitore, guarì istantaneamente. Fu allora edificata nel sito la Chiesa di San Bovo, in borgo San Pietro di Voghera, documentata storicamente già nel 1119. Seguirono i pellegrinaggi con la proclamazione di patrono di Voghera (almeno dal 1375) .
Il culto del santo si espanse in Lombardia, nel Veneto, in Piemonte e in Liguria. Il facile collegamento del nome, San Bovo, con il bue venne associato alla tutela del bestiame, soprattutto contro le epizoozie. Il bue, eretto o accovacciato, o la coppia di buoi aggiogati diventarono il suo simbolo e la sua insegna araldica, disegnata in un vessillo bianco. I contadini del Veneto impresero a collocarne l’immagine all’ingresso delle stalle.

Chiese, cappelle, altari in onore del santo si diffusero anche in Piemonte: novara, vercelli, casale Monferrato, alessandria, acqui, novi ligure e in paesi monferrini. La tradizione iconografica lo rappresenta eretto in piedi, inginocchiato, a cavallo, quasi sempre con la figura araldica del bue o dei due buoi aggiogati. Raffiguro da solo o in coppia con altro santo o taumaturgo collegato alla tutela degli infermi o alla protezione degli animali: Sant’Alberto, Sant’Antonio Abate, Sant’Antonio da Padova, San Bernardino, San Bernardo, San Francesco, San Rocco.
Testimonianze del culto di San Bovo in Provincia di Alessandria si trovano in Pozzolo Formigaro, Villa del Foro, Strevi (chiesa scomparsa o cambiata di nome), Carpeneto (chiesa esistente). Un quadro di San Bovo si trova nella chiesa sconsacrata di Montechiaro Alto.
La ricorrenza ecclesiastica e la memoria liturgica sono fissate al 22 maggio. Patrono degli animali domestici, è sovente raffigurato con armatura da cavaliere, elmo, spada, in sella ad un cavallo, reggente un drappo raffigurante un bue.

In Castelnuovo esistono due raffigurazioni del Santo.

Una nella Chiesa della Madonna del Rosario. Trattasi di un quadro ad olio, di fattura cinque/seicentesca, alquanto rozza: presenta San Bovo a cavallo sullo sfondo di un paesaggio di maniera, con l’immagine di un fortilizio. Il santo regge il proprio vessillo, con l’insegna di un bue sul drappo giallo. Buone le condizioni di conservazione.

L’altra raffigurazione del Santo si trova nella chiesetta dedicata a Maria Immacolata (La Madonnina sulla strada per Rivalta – via Bruni Gaioli ang. Via De Gasperi). Una grande tela con in alto al centro La Madonna con il Bambino e in basso a destra San Sebastiano e a sinistra San Bovo. Il Bambino porge la corona del martirio a San Sebastiano mentre la Madonna porge la mano a San Bovo. San Bovo è rappresentato da un giovane guerriero inginocchiato con il vessillo dall’immagine araldica dei due buoi nella mano destra, quale protettore dei poveri, dei pellegrini e del bestiame. San Sebastiano è il protettore degli uomini contro la peste e altresì il protettore dei viandanti. In castelnuovo rileviamo l’accoppiamento del culto ai due santi.

La ripetuta presenza di San Bovo in edifici sacri conferma l’importanza del culto del Santo nel nostro centro rurale, dove il ricorso alla tutela divina costituiva l’unica speranza per la salvaguardia degli uomini e degli animali contro i ricorrenti flagelli della peste e delle epizoozie.

SAN DEFENDENTE di TEBE
Martire 2 gennaio – † Agauno (Marsiglia) 286 d.c.
Soldato della legione Tebea, fu martirizzato con alcuni compagni presso Marsiglia, sul fiume Rodano. E’ invocato contro i lupi e contro gli incendi.

S. DEFENDENTE è uno dei martiri cristiani della Legione Tebea, guidata da S. Maurizio, che furono martirizzati, perché non vollero disconoscere la loro fede cristiana, sotto l’imperatore romano Massimiano (250-310). L’eccidio avvenne, mediante decapitazione, nel 286 d.c. ad Agauno, presso il Rodano nel territorio di Marsiglia, dove erano accampati in attesa di scendere in battaglia contro i Galli. I soldati cristiani rifiutarono di prendere parte a un sacrificio propiziatorio agli dei pagani. Massimiano per domare la ribellione dei legionari Tebei fece in un primo tempo flagellare e decapitare un soldato ogni dieci: vano questo tentativo, procedette alla decapitazione di tutti i ribelli (o almeno di una consistente parte di essi, considerato che la legione Tebea, proveniente dall’Egitto settentrionale e di religione Cristiana, era composta di circa mille uomini: Eleuterio, vescovo di Lione, racconta di centinaia di soldati martiri capitanati da Maurizio). Nel 380, dopo il ritrovamento in zona di un cimitero gallo-romano reputato luogo di sepoltura dei martiri, venne eletta una chiesa in loro onore, trasferendovi le reliquie, e dando spunto alla diffusione del culto dei Santi martiri, San Maurizio in testa.

Almeno da 1328 San Defendente godeva di largo culto nell’Italia settentrionale (Chivasso, Casale, Novara, Lodi, ecc.), con l’intitolazione di oratori, altari, confraternite: la ricorrenza veniva celebrata il 2 gennaio. L’iconografia classica lo rappresenta vestito da militare. Analoga l’iconografia riferita a San Maurizio ed i legionari Tebei con gli attributi tipici dei soldati martiri: l’armatura, la palma del martirio, la spada, lo stendardo con croce bianca in campo rosso (da cui trae origine, è una delle ipotesi attendibili, la bandiera della federazione svizzera), e ancora l’abbinamento ad altri Santi (es. San Francesco, San Antonio,..).

Radicata in Castelnuovo la venerazione del Santo, a protezione dei contadini e dei pastori contro i lupi. Oltre alle leggende di origine astigiana, Geo Pistarino traslerebbe il riferimento taumaturgico del Santo a difesa dai lupi, o se vogliamo, dai suoi assalitori e persecutori al significato etimologico del suo stesso nome. Come certifica il Parroco Don Francesco Antonio Scarrone nella sua relazione parrocchiale del 1785, nella del SS. Rosario era presente un altare vetusto dedicato a San defendente (ora non ve ne è più traccia) ed era intendimento nello stesso periodo, da parte dei parrocchiani, di erigere nella Chiesa Parrocchiale un nuovo altare in onore di San Defendente, iniziativa che non ebbe seguito. Ancora esistente, riferita alla chiesa del SS. Rosario, una tela di buona fattura e rappresentazione, olio su tela, presumibilmente riferibile al XVI/XVII° secolo, raffigurante la Madonna con Bambino con ai piedi Sant’Antonio da Padova e San Defendente. Dimensioni della tela 200×136. Già a corredo, si ritiene, dell’altare intitolato al Santo.

SAN PIO V
(in costruzione) accenno, rimandare a wikipedia

SAN CARLO
(in costruzione) accenno, rimandare a wikipedia

 

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