Il Rio Salso

letto del Rio Salso.jpegIl Comune di Castelnuovo Bormida e la Provincia di Alessandria sottoscrissero, nella mattinata di martedì 18 aprile 2006, un importante protocollo d’intesa, teso a salvaguardare e valorizzare l’area boschiva adiacente al rio Salso. Il bacino del rio Salso, costituito da un’area di circa 50 ettari, costituisce un’importante risorsa dal punto di vista naturalistico, visto che i boschi che la ricoprono quasi completamente sono interamente costituiti da piante e essenze arboree autoctone, che danno dimora a numerose specie di mammiferi ed uccelli (tra i quali anche alcuni rapaci), mentre nei laghetti della zona trovano un habitat loro favorevole numerose specie di anfibi e rettili. La zona, inoltre, è considerata molto interessante anche dal punto di vista storico-scientifico, per la presenza all’interno del bacino del rio Salso di numerosi affioramenti fossili, costituiti in massima parte da sedimenti marini formatisi milioni di anni fa. Svolgendo alcune ricerche nell’archivio storico del Comune di Castelnuovo Bormida, si sono ritrovati numerosi documenti, risalenti anche al XIX secolo, che testimoniano la presenza del Rio Salso e di un “Consorzio per lo spurgo” dell’omonimo rio. La maggior parte degli atti che parlano del rio, lo citano in seguito alle numerose alluvioni che ha causato; nonostante le dimensioni ridotte attuali, in passato il Rio Salso era molto conosciuto per aver distrutto più volte i raccolti delle zone adiacenti al suo corso, rompendo anche i ponti costruiti sulla provinciale per Rivalta. A seguito di queste inondazioni si è cercato più volte di modificare il suo andamento, eliminando le anse e rendendo rettilineo il suo percorso verso il fiume Bormida. La natura marnosa del terreno a forte pendenza lo ha reso soggetto spesso a frane; per questo motivo in alcuni tratti, le sponde sono state rafforzate con graticciate viventi, realizzate ponendo a dimora piantine di Robinia pseudoacacia o costruendo opere in muratura per diminuire la pendenza del corso. La causa delle numerose inondazioni è da attribuirsi al fatto che il suo letto era relativamente breve e con forti dislivelli; ad ogni temporale il letto raccoglieva una grande massa d’acqua che trasportava ingenti quantitativi di detriti e questi, andando ad ostruire il letto, causavano le esondazioni. Oggi il letto del Rio Salso si è ulteriormente ridotto e per molti tratti risulta asciutto. Benché non sia nota con precisione la sua origine, il rio è alimentato da due laghetti intercomunicanti che rimangono colmi d’acqua anche durante la stagione estiva, posti ad una quota di 200 m s.l.m. (l’acqua che fuoriesce dal primo lago sgorga con un salto di circa 10 m). Il suo percorso si inoltra nella zona boscata, con numerose diramazioni sino ad abbandonare la zona verde per addentrarsi tra i campi. Da questo tratto in poi, il suo corso, dirigendosi verso la Bormida in direzione di Rivalta, risulta quasi del tutto asciutto e il letto assume l’aspetto di un fossato.
primo lago.jpeg secondo lago.jpeg

Un pò di storia..

fossili.jpegIl tratto del rio di maggior interesse, risulta essere quello che parte dalle origini del rio e attraversa l’area boscata. In questo tratto le sponde erose dal rio, risultano composte da argille molto fini, di colore grigio-azzurro, che studi più dettagliati, hanno rivelato essere le Argille di Lugagnano, risalenti al Pliocene inferiore. Queste formazioni argillose contengono al loro interno numerosi fossili ben visibili, che si ritrovano nel letto del rio. Questi ritrovamenti testimoniano l’antica presenza del mare nella zona. Il territorio in questione si estende all’interno di quello che, geologicamente, viene definito “Bacino Terziario Piemontese-Ligure”. L’inizio del Pliocene, circa 5 milioni di anni fa viene collegato alla fase di apertura dello stretto di Gibilterra come conseguenza di una complessa fase tettonica che nel tardo Miocene aveva prodotto un riallontanamento dell’Africa dall’Europa. Con l’apertura dello stretto di Gibilterra le acque dell’Atlantico si riversarono nella conca mediterranea e ripristinarono condizioni marine normali, simili a quelle attuali, ma con un clima più caldo a causa sia delle differenti condizioni termiche generali sia perché tutta la regione occupava allora una latitudine inferiore a quella attuale, in una posizione più prossima ai tropici. L’ingressione marina si estese fino a sommergere le aree prima emerse con spessori d’acqua anche di migliaia di metri. Si formò così un ampio golfo noto in letteratura scientifica come Golfo Padano. Nel corso di oltre tre milioni di anni (da 5 a 1,8 m.a.) ulteriori spinte determinarono il lento sollevamento di tutto il Bacino Piemontese ed il conseguente ritiro verso est del Mare Padano. Di conseguenza si passò progressivamente da ambienti di mare aperto ad ambienti marini sempre meno profondi, fino alla formazione di bacini lacustri e di terreni paludosi. Nel Quaternario superiore, una serie di spinte tettoniche verticali, più vistose nel settore sud-occidentale rispetto a quello nord-orientale, portò al sollevamento dei terreni dell’intero Bacino del Piemonte meridionale. Contemporaneamente il Bacino di Alessandria si depresse a conca permettendo la sedimentazione di spesse coltri alluvionali. In seguito alla fase di innalzamento dell’area collinare ed all’abbassamento della piana di deflusso, i corsi d’acqua intensificarono la loro attività erosiva scavando valli profonde e generando fenomeni di erosione regressiva sempre più verso monte. I torrenti che defluivano verso l’Alessandrino, arretrando le loro testate, arrivarono così ad invadere i primitivi alvei dei corsi d’acqua che defluivano verso Nord-Ovest.

Flora

lago.jpegIl bosco risulta essere estremamente vario nella composizione e stratificazione, sia per la presenza del rio lungo tutta la sua lunghezza, sia per i passati interventi ad opera dell’uomo (ceduazioni) che ne hanno modificato l’aspetto originario. Oggi è composto esclusivamente da latifoglie decidue disetanee, sia pioniere, sia climax con diversi gradi di copertura del suolo. Tralasciando le ultime ceduazioni effettuate per opera dell’uomo, si può affermare che gli interventi antropici nell’area siano cessati da alcuni decenni e pertanto che si stia realizzando una riconquista del bosco. La peculiarità della zona sta nella gran variabilità presente a livello vegetativo, data la presenza di numerose situazioni ambientali diverse, a stretto contatto tra loro.

Fauna

Biacco.jpegDurante i numerosi sopralluoghi si è potuto constatare una discreta presenza faunistica, sia tramite avvistamenti sia tramite rilevamento di impronte e tane. L’avifauna è la classe sicuramente più rappresentata; nei pressi dei laghi si sono potuti avvistare individui di airone cenerino(Ardea cinerea), nitticora (Nycticorax nycticorax), garzetta (Egretta garzetta), germani reali (Anas platyrhynchos), gruccioni (Merops apiaster) ed anche cormorani (Phalacrocorax carbo). Buona la presenza di rospi, rane e per quanto riguarda i rettili è stato visto il biacco (Hierophis viridiflavus) e l’orbettino (Anguis fragilis).
 
Le notizie sono tratte dalla Tesi di Laurea Aspetti geologici e naturalistici dell’area del Rio Salso di Annalisa FIORENTINO. Il File PDF è consultabile cliccando sul titolo oppure visitando la nostra sezione Documenti.

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