Saccheggi XVI e XVII secolo

Ogni qualvolta avveniva il passaggio o l’acquartieramento delle soldatesche e si temevano maltrattamenti e saccheggi, tutti si ricoveravano entro le mura del castello, nel “ recinto o ricetto” portando con se quanto potevano. Purtroppo questi casi succedevano con frequenza a causa delle lunghe e continue guerre, il più delle volte combattute da eserciti stranieri e di cui furono teatro le nostre disgraziate regioni. A non parlare dei vari saccheggi subiti nel periodo medioevale, dei quali non ci furono tramandate esatte memorie, ricordiamo quello del 1520 e quello vent’anni dopo durante le guerre tra Francesco I e Carlo V. Gravi danni poté risparmiarsi il nostro paese poco tempo dopo. Correva l’anno 1552 quando Castelnuovo ( che a quanto pare si reggeva con un sistema feudo – comunale) stanco dei danni causati dai continui passaggi di truppe e illudendosi di poter avere una certa autonomia comunale, si rifiutò di accettare la cavalleria ligure. Visto in seguito a quali severe sanzioni sarebbe incorso, mandò Antonio Bellino a Casale per ottenere perdono dalla Marchesa Anna di Monferrato. Trascrivo dal libro dei convocati:

Anna d’Alençon, Marchesa del Monferrato
N 30/10/1492
M Casale 09/10/1562

“ Copia de le littere de la Ill.ma et ecc.ma Madama di Monferrato obtenute da sua ecc.a per me Ant.o Bellino per la caosa de la confiscazione et ribellione de la qual il Sig.r Giò. Bapta de L…o agravava la Comunità et huomini di questo luoco di Castelnuovo” ….. segue la lettera: “ Anna Marchesa di Monferrato – Spec.le nro Car.mo La presente per farvi sapere che per la suficiente discolpa qual ha dato di se la Comunità di Castelnuovo de Bormia con la humiltà et hobedienza e sommissione che conviene, noi ci siamo contentata di fargli una gagliarda ammonitione e riprensione come si è fatta e che altra pena non abbiano a patire ne in particolar ne il comune per quel proceso formategli contro per non haver subito accetati dentro quel luogo li cavalli liguri secundo che per ordine nostro dovevano fare sì che Voi non dareti più altra molestia a deta comunità ne particolar alcuno per detto conto ma li lasciareti totalmenti in una bona pace che così è di mente nostra. – Dio Vi conservi.

Da Casal a 21 di octobre 1552”.

A tergo: “ Al Cavagliere e doc. de leggi m. Giò Bapta de L…o Commis.o gen. di la del Tanaro n.ro Car.mo”.

Così per questa volta grazie alla clemenza della Marchesa, poté evitare la più severa punizione che non sarebbe certo mancata da parte dell’autorità militare. Faremo cenno in seguito di altri danni e saccheggi. A questi tenevan dietro la fame per la sottrazione delle magre provviste e talvolta la peste. Fiere pestilenze erano scoppiate negli anni 1234 – 1348 – 1473 – 1482 – 1508 – 1523 – 1630 – 1631. Continuando l’ accenno dei danni causati dalle truppe di passaggio ricordiamo che nel 1644 Castelnuovo fu devastato dai francesi. Leggiamo nel Ghilini (annali di Alessandria) che quando Cassine fu assediata e occupata dai Francesi, questi non s’ accontentarono di togliere ai Cassinesi le “ loro robe e quasi tutto il bestiame”, ma depredarono anche i paesi vicini.

“Alli venti di giugno i Francesi che dimoravano in Cassine e che cominciavano a patire per il mancamento dei viveri, mandarono un grosso della loro cavalleria nel vicino Monferrato, cioè in Rivalta, Castelnuovo di Bormida, Carpeneto e Orsara, le quali terre come se fossero state a loro nemiche, saccheggiarono e vi usarono qualunque atto di ostilità. Finalmente l’ ultimo giorno di giugno l’ esercito nemico incalzato dagli Alemanni, abbandonato del tutto Cassine si portò a Bergamasco luogo del Monferrato…….”

 Ecco quanto scrive il Ghilini circa l’ occupazione di Cassine avvenuta il 24 maggio 1644:

“ Quivi appena giunti ( i Francesi) furono con frequenti tiri di moschetti salutati dai medesimi terrieri che stavano pronti sulla muraglia e da ventidue soldati con un alfiere che ivi il giorno avanti erano stati mandati dal Governatore di Alessandria per guardia di quel luogo. Alla chiamata che ai difensori fecero i Francesi, precedettero sei tiri di cannone, dopo i quali sentito la loro domanda che consisteva nella resa della terra, gli risposero volere otto ore di tempo per poterne dar parte a chi si doveva, ma essi assolutamente negandole, minacciarono di entrare per forza e per conseguenza maltrattarli; onde i terrieri accordata la resa, con patti onorevoli si, ma non osservati del tutto dai nemici conforme al solito loro costume, i soldati e molti terrieri si ritirarono subito nel palazzo del Marchese di esso luogo che rappresenta quasi la forma di un Castello avendo alcuni requisiti abili a poter trattenere il nemico, dove avevano introdotte le loro robe, molti viveri, numeri considerevoli di bestie bovine e le munizioni che mandate ivi d’ ordine del Marchese di Levada, levate dalla cittadella d’ Alessandria dovevano esser condotte a Ponzone, cioè venti barili di polvere, sufficiente quantità di miccia e alcune cassette piene di palle: dopo di che avendo permesso che due Padri Cappuccini gli aprissero la porta, vi entrarono i nemici e non osservando i capitoli della resa, levarono le armi ai terrieri e sacheggiarono egualmente le case e le Chiese…. il giorno seguente uscirono conforme ai capitoli stabiliti e soldati e terrieri con tutto il bagaglio che ciascuno di loro poteva da se portare e con un carro carico di robe tirato da sei buoi, che così fu permesso al capitano Gio. Ant. Zoppo, come a quello che dopo aver valorosamente operato ciò che comportavano le sue forze contro i nemici trattò e concluse la resa così della patria come del castello, dopo che furono i nostri convogliati con sicurezza fino a Gamalero e di qui vennero in Alessandria. Il troppo confidare nella propria bravura, colla quale i Cassinesi avevano già due volte costretto i nemici ad abbandonare senza profitto alcuno la loro terra e il non aver essi voluto credere che i Francesi dovessero con nerbo così grosso attaccarli fu causa della pedita di tante loro robe e di quasi tutto il bestiame; alla qual rovina potevano con ogni comodità sottrarsi quando, coll’ esempio di altre circonvicine terre, avessero provveduto ai fatti loro, con ritirare altrove il buono e il migliore delle proprie robe e sostanze. Alli 20 di giugno i Francesi fecero colla mina cadere quella parte del palazzo, ossia castello….. Finalmente l’ ultimo giorno di giugno l’ esercito nemico incalzato dagli Alemanni, abbandonato del tutto Cassine, si portò a Bergamasco luogo del Monferrato”.

Quattro anni dopo, nel 1648, a Castelnuovo altro saccheggio, che però fu in parte mitigato come vedesi dal convocato del consiglio :

“li 8 del corr.te Xbre alla sera c.ca le hore 24 gionsero il sig. Coronello D. Giovanni Vilianta, et 400 dragoni et qualcuna fanteria et volendo sachigiare il recinto et intrare con forza come pure erano cominciati intrare verso la contrada del sedime è per oviar tal ecisso è convenuto a questo comune far camposizione col d.o Sig. Coronello che così era su disegno, di doppie ottanta e doppo haver promesso questo, …se 35 moschetieri nel recinto e per quella notte restò fuori nella villa, et soministrare a tutti i soldati vino, dove et gran danno di tutta la sera et alla mattina delli 9 andò a Rivalta, però lasciò il presidio di d.i 35 moschetieri, dove si è agiustato di darli una brenta di vino ogni giorno e uno scuto al sergente perché facesse star li soldati ad ogni modestia”.

Nel 1654 per evitare il saccheggio da parte dei Francesi che si trovavano a Castellazzo “sotto il comando dell’ ecc. Sig. Marchese di Guisè ….. si è fatto composizione ….. così d’ esso domandai di doppie cento et di sachi cinquanta di grano et di sachi trenta barbariato da pagarsi a detto….. Addì 30 dicembre 1658 il Consiglio Comunale è convocato per ripartire tra i capi famiglia le spese fatte per alloggiare “ La Compagnia dei cavalli del Sig.r Mita Mores et li doi Capitani e suoi ufficiali d’ infanteria ….. mentre l’ Armata di Spagna è dimorata in questi contorni”. Calcolata la spesa di Lire 4 per ciascun soldato si ebbe un totale di Lire 690 di Milano. Questi casi si ripetevano troppo sovente, sicchè il Comune era spogliato e impoverito a tal punto da dover spesso ricorrere a Sua Altezza per essere esonerato dal pagamento delle “ Taglie Camerali”. Si legge nel convocato del 6 novembre 1692: “ …… si è qui aqquartierato una comp.ia di Alemanni” alla quale si dovette “ provvedere il fieno per i cavali, far pane da dare ai soldati, vino, biada e carne”. Nel convocato del 22 novembre si parla di “ un ordine dell’ Ecc.mo Senato di dover pagar una grossa somma di denari per pagar la contribuzione alle truppe di S. M. Cesarea”.

In altra deliberazione è stato proposto di “ proveder d’una donzina e mezzo de capponi da presentare a chi detto Ill.mo Podestà stimerà bene”. In quella del 10 giugno 1693 leggesi: “ Imposizione della taglia dalli nobili Agenti della Comm.tà di Cast.vo di Bormida per le spese occorse in ocassione dell’alloggio sofferto, della Compagnia de cavalli Alemanni, et altre come segue: “ Segue quindi la nota delle spese fatte per somministrazione “ legna, olio, in far chiaro, fieno, biada, paghe, grano, vino, pollaia et altro, trasferte, corrieri, regali al Capitano per tenere i soldati in buona disciplina”.

Tratto dal Manoscritto di Luigi Gaioli

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