La battaglia del 1704

(da  “ritorno al paradiso perduto”  ed  1990   pagg  59/60/61)

Uno degli eventi più significativi della storia castelnovese è il fatto d’arme, che ebbe luogo l’1 gennaio 1704, durante la guerra per la suc­cessione al trono di Spagna (1701 • 1714), che vide scontrarsi un’armata austro-piemontese contro un’armata francese guidata dal famoso maresciallo Vendòme.

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Luis-Joseph de Bourbon, duca di Vendome

Riportiamo qui, dando la parola direttamente alle fonti storiche, parte della traduzione della relazione austriaca sull’accaduto. “Nella notte tra il 10 e l’ 11 gennaio, il generale Stahremberg marciò da Castellazzo alla volta di Castelnuovo e l’ 11 di buon mattino cominciò il passaggio. La cavalleria e l’artiglieria approfittarono di un guado presso Castelnuovo Bormida, la fanteria doveva passare per il ponte antecedentemente allestito con i pochi materiali a disposizione. Alla testa era un battaglione del reggimento Kriechbaum guidato dal suo tenente colonnello. Appena le prime compagnie misero piede sul ponte, questo si ruppe e quaranta uomini caddero nelle acque precipi­tose del fiume in piena, ma furono tutti salvati, tranne uno. Occorsero quattro ore per racconciare il ponte. Poté così lo Stahrem­berg far passare sulla sinistra della Bormida quasi tutti i suoi reggi­menti ed una gran parte del traino, compresi dodici cannoni. Quando verso le due pomeridiane giunse presso Castelnuovo l’avan­guardia del maresciallo Venderne (proveniente dalla direzione dei Piani Boschi, N.d.R.), non vi era più sulla riva destra che il conte Solari con una retroguardia composta da sei battaglioni di fanteria, mille cavalieri ed otto cannoni, la quale doveva coprire lo sfilamento del traino, ritardato e reso difficile dalla strettezza della via all’interno del villaggio di Castelnuovo. (…) All’avvicinarsi del nemico, il Solari mise in batteria i suoi otto cannoni e lanciò alla carica tutta la propria cavalleria.

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G. V. Starhemberg

I cavalieri francesi furono subito ricacciati indietro, ma non inseguiti a lungo, perché Venderne spiegò (a loro copertura) le sue compagnie di granatieri giunte in quel momento. L’avanzarsi di queste fu alquanto ritardato dagli otto cannoni e dai quattro battaglioni distesi dietro a muri e siepi degli orti, mentre gli altri due battaglioni dei reggimenti Ringravio e Solari si erano messi in posizione nella rocca di Castel-nuovo a difesa del vicino ponte”.

Dopo due ore di strenua resistenza da parte degli Imperiali, i Francesi “visto che quei quattro battaglioni erano sparpagliati a plotoni su tutti i punti e mal collocati, li assalirono furiosamente da ogni parte e li cac­ciarono fin sotto la rocca che copriva il ponte. Qui nuovo intoppo agli assalitori pel fuoco dei due battaglioni di riserva testé accennati, tanto che la coda del traino sparì sulla riva sinistra e poterono anche passare il ponte senza accidenti gli otto pezzi ed i quattro battaglioni della fronte”. “I due battaglioni rimasti ultimi, sostenuti da dodici cannoni ben appostati, respinsero con grande intrepidezza gli assalti nemici”.

” (…) Dinanzi al ponte si venne ai ferri in una furibonda mischia, nella quale S.A. il principe Filippo (Erasmo) di Liechtenstein ed il Mag. Generale Conte Solari caddero eroicamente. Quest’ultimo, circondato dai nemici, mentre uno di essi gli afferrava le redini del cavallo, gli menò una tremenda sciabolata, ma in quell’istante medesimo preci­pitò di sella, passato da parte a parte dalla spada di un ufficiale francese.

Intanto i cannoni imperiali tiravano con tale precisione che i Francesi dovettero di nuovo ripiegarsi, per cui quei due ultimi battaglioni pote­rono passare anch’essi e rompere il ponte.

Mancato il prode condottiero, si gettarono i di lui soldati alla rinfusa, e con sommo disordine, entro il fiume; molti ebbero la sorte di salvarsi sulla altra riva, ma la maggior parte vi rimase affogata nell’acqua od uccisa dalle scariche nemiche o prigionieri. Costò questo memorabile fatto d’armi molto sangue ad ambo le armate.”

La succitata relazione tende a presentarci lo scontro come se non avesse avuto né vincitori né vinti e questo perché, a ragion veduta, si può rite­nere che la battaglia di Castelnuovo sia stata uno scacco per le forze imperiali, come ci riporta anche il marchese Carlo Guasco, contempo­raneo dello scontro, nelle sue “Cronache Alessandrine”: “Nonostante il grave danno sofferto dallo Stahremberg nella propria retroguardia, avendo egli riunito tutta la sua gente ed istradata avanti l’artiglieria ed il bagaglio, si mosse per proseguire la marcia verso il Piemonte, lasciando, però, prima di partire, nella rocca di Castelnuovo un batta­glione del suo reggimento, con ordine al medesimo di fare tutta quella resistenza che fosse possibile.”

“Informato poi il Generale Cesareo che il Venderne, fatti subito con­durre alcuni pezzi di cannone sotto il castello suddetto, il battea gagliardamente, per impossessarsene, ebbe gran fondamento di temere che dopo tale acquisto non fosse quegli per valersi del ponte istesso degli Alemanni per passar la Bormida ed inseguirgli di nuovo. Volendo egli dunque torre al nemico ogni speranza di raggiungere gli Imperiali, fece verso la sera del suddetto giorno 11 gennaio incendiare il suo ponte formato con barche e carrette al di là del fiume.” La retroguardia, arroccata nel castello, venne pertanto sacrificata dallo Stahremberg e catturata dai Francesi.

Per quanto riguarda le perdite di entrambi le parti, è ancora il Guasco una delle fonti. In campo imperiale le forze ammontavano, prima dello scontro, a otto-novemila fanti e cinquemila cavalieri, più un numero di pezzi d’artiglieria tra i venti ed i trenta, mentre al termine della gior­nata, secondo l’autore delle “Cronache Alessandrine”, “Oltre i due gene­rali Liechtenstein e Solari, vi morirono un colonnello, due maggiori, undici capitani, ventisei altri ufficiali e circa ottocento soldati; i feriti ammontarono quasi altrettanti, e trecento rimasero prigionieri” (que­sti ultimi dovrebbero essere stati i difensori del castello sacrificati dal comandante austriaco. N.d.R.).

Del contingente francese, di cui possediamo soltanto un dato approssi­mativo sul numero di fanti, stimati in circa ottomila, mentre non abbiamo notizie sull’ammontare della cavalleria ed artiglieria, “Lasciarono la vita due colonnelli, tre tenenti colonnelli, un maggiore, due capitani, quaranta tra tenenti ed alfieri e seicentoottanta soldati; assai maggiore fu il numero dei feriti.”

Anche la comunità di Castelnuovo subì gravi danni dalla battaglia e ciò è testimoniato dai testi di alcuni verbali dei “Convocati” in cui si parla del “molino disfatto dalle truppe di Sua Maestà Cesarea”, di una sup­plica alla Camera dei Conti Ducale per essere esonerati per alcuni anni dal pagamento della “taglia camerale” a causa dei saccheggi operati da entrambi le armate e di una richiesta di risarcimento (mai avvenuto) al maresciallo Vendóme.

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