Carlo Guglielmo Giuseppe Botta

dal manoscritto di Luigi Gaioli

carlo botta.jpgEssendo stato spodestato il Duca di Mantova per aver parteggiato per i Francesi durante la guerra per la successione di Spagna nell’ anno 1708, per diploma datato a Vienna addì 8 luglio, il Monferrato fece parte dei domini della nostra antica e veneranda Casa di Savoia, regnante il Duca Vittorio Amedeo II e si ebbe allora un governo saggio e forte. Conclusa la pace di Aquisgrana nel 1748, vi fu un periodo meno travagliato, fino a quando la Rivoluzione francese portò nuove guerre e sconvolse tutta quanta l’Europa. Le nostre popolazioni furono da principio ostili alle nuove idee provenienti dalla Francia e aborrivano tutto quanto sapeva di francese. Il 29 settembre 1792, con manifesto senatoriale si vietava a tutti i francesi sprovvisti di passaporto, rilasciato dalla Segreteria di Stato per gli affari esteri, di entrare nel Regno di Sardegna. Si diceva che spie francesi erano in giro a propalare le nuove idee democratiche. Da Acqui, capoluogo della nostra provincia, il 30 settembre 1793 era venuto l’ ordine di arrestare qualsiasi individuo di nazionalità francese che fosse venuto a passare nelle nostre terre e si comunicava un elenco di Francesi imbarcatisi a Napoli diretti in Liguria su una nave comandata dal cap. Neuman. Si facevano i nomi del viceconsole francese Giacomo Garibaldo di anni 48 – 50 e dell’ ingegnere francese Riviè che travestiti da contadini esercitavano lo spionaggio per conto della Francia.

A ciò si deve l’ arresto dello storico Carlo Giuseppe Botta avvenuto il 27 maggio 1794 in Castelnuovo presso la cascina Malpensata per opera di alcuni contadini, che lo credettero francese. Ecco come lo narra Nicomede Bianchi nella “ Storia della Monarchia Piemontese”:

“ Viaggio facendo pedestramente, Botta chiese ad alcuni contadini se andava per il buon cammino ( diretto com’ era alla volta di Novi, allora territorio della Rep. Di Genova). Costoro corsero dal Sindaco di Castelnuovo Bormida a dichiarargli d’ aver incontrato persona molto sospetta, che pareva francese. Il Sindaco ordinò di darle la caccia subito per acquistare benemerenza dal Governo del Re e costoro presto furono addosso al povero Botta che legato fu condotto nella Piazza di Castelnuovo. Là il Sindaco pettoruto gli andò incontro e così gli favellò: – In nome della legge vi intimo di dire il vostro nome: io vi credo un francese-.
-Non sono francese, ma piemontese, come vi è facile conoscere dal mio parlare. Sono chirurgo -.
– Non basta rispose il Sindaco; conducetelo nella camera consolare e perquisitelo da capo a piedi -.
Mentre il fante di giustizia gli frugava le tasche, entrò nella camera il Medico del luogo. ( Caranti Lazzaro)
Il Botta, chiamatolo in disparte, gli sussurrò all’ orecchio il suo nome. Per cui il Dottore disse a quei contadini che lo custodivano con gli schioppi alla mano: – Trattate questo Signore con riguardo, che è persona ragguardevole. Tradotto ( 28 maggio 1794) nel forte di Acqui, Botta si fece conoscere. Tradotto quindi a Torino, dapprima venne messo nelle carceri governative….”

Ho tratto questo racconto di Nicomede Bianchi dagli appunti dell’ Avv. Cav. Lazzaro Caranti citato in prefazione. La distinta famiglia Caranti aveva dato ospitalità a Carlo Botta nel palazzo che trovasi sulla piazza all’entrata nel paese; si vanta pure di aver salvato la vita a Santorre Santarosa nel 1821. Nel verbale del 28 maggio 1794 redatto dal Segretario comunale Paolo Cunietti, l’ arresto del Botta nativo di S. Giorgio Canavese è così narrato:

“ ….. che essendosi vociferato che si fosse ordita una sollevazione in Torino, e che essendosi scoperta, quelli che in essa entravano procurarono di evadere colle fuga ed assentarsi dalli Stati, siagli accaduto circa le ore 22 del giorno 27 d’ incontrarsi in quel luogo col Sindaco Luigi Caranti e questi gli abbia detto che aveva inteso da quattro o cinque persone che era passato per detto luogo poco prima persona civile a cavallo e che, questo lasciato ad una osteria, aveva proseguito a piedi il suo viaggio verso Novi, con fare a tal effetto interpellato detti paesani ad indicargli la strada….” ( Pag. 56 – vol. 2°).

Botta uscì poi di carcere il 12 settembre 1795. Il governo perseguitava le società segrete e gli aderenti alle idee della rivoluzione e reprimeva le opinioni favorevoli alla Francia; la quale a sua volta si opponeva con minacce alla punizione dei colpevoli.

Nasce spontanea la domanda: Come mai Carlo Botta , fuggito da Torino per rifugiarsi a Genova, venne a passare per Castelnuovo? E’ facile pensare che il segretario Cunietti per non compromettere la famiglia Caranti abbia abilmente narrato il fatto in modo da allontanare ogni sospetto. Risulta però, da quanto ebbe ad affermare l’ egregio avvocato Giuseppe Caranti pronipote del medico Lazzaro e padre dell’ attuale Contessa Carlotta Valfrè Caranti che le cose andarono ben diversamente dal modo come le raccontarono il Bianchi e il segretario Cunietti. Il dottor Lazzaro Caranti fu allievo del Botta alla Università di Torino ed era certamente informato della cospirazione; il Botta sapeva quindi che a Castelnuovo avrebbe trovato ospitalità. Potè infatti rifugiarsi presso il suo devoto ex allievo ed affezionato amico, il quale, non appena si accorse dai pettegolezzi del piccolo paese che il segreto della presenza del forestiero cominciava a trapelare, provvide a che egli potesse mettersi in salvo nella vicina Repubblica genovese. Carlo Botta, fuggito da Torino il 24 maggio, deve esser giunto a Castelnuovo prima del 27 e il suo soggiorno durò più delle poche ore risultanti dai due racconti. E questo si deduce anche dal fatto che i Caranti solevano far vedere agli amici la camera dove aveva pernottato il Botta.

A completare queste notizie riguardanti la famiglia Caranti, accennerò brevemente alla fuga del Conte De Rossi di Pomarolo detto Santarosa, ministro della guerra durante l’ insurrezione del 1821 scoppiata in Piemonte per ottenere la costituzione negata dal Re Vittorio Emanuele I e dal suo successore Carlo Felice e invano promulgata dal Reggente Carlo Alberto, al quale fu imposto l’ esilio. Santorre Santarosa, caldo promotore della sollevazione, quando le cose volsero a male per l’ intervento dell’Austria, dovette salvarsi colla fuga. Si diresse a Genova e passò per Acqui. In questa cittadina, in una casa di via Garibaldi, teneva il suo ufficio il causidco Luigi Caranti, fratello di quel Giuseppe che fu giudice a Spigno. Fu in quella casa che il Santorre trovò ospitalità e potè attendere alcuni suoi compagni di sventura, coi quali sfuggire all’ inseguimento degli sgherri austriaci che dovevano consegnarli al carnefice. A Genova Santorre Santarosa s’imbarcò per la Spagna, per l’ esilio!

Acqui e Castelnuovo sono fieri di legare il loro nome a quello di sì glorioso eroe per merito del Caranti, il quale rischiò la sua vita per dare sicuro asilo al grande patriota. ( Notizie tratte dal Risveglio Cittadino di Acqui del 1916 e dagli Scritti dell’ Avvocato Raffaele Ottolenghi di Acqui pubblicati dalla tipografia Gazzotti – Alessandria 1919).

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