I Funerali di Biagio Caranti

30 Marzo 1891.
« Oggi ebbero luogo i funerali del compianto commendatore Biagio Caranti, deceduto per morbo crudele li 27 corrente in Roma. Si può dire che il Caranti morì sulla breccia, cioè ucciso dal lavoro e dalle fatiche che sempre spese a benefìcio del suo simile.
Accompagnarono il feretro, oltre la desolata vedova che è quella pia donna della Signora Luigia Suant-Avena di Torino, il comm. Caranti vostro compatriota, il cav. Braggio, il conte San Martino di Chiesa Nova, il sig. Leone Marenco ed altri congiunti ed amici.
Il feretro era letteralmente coperto di corone di fiori ricchissime e stupende e fra le altre mi son compiaciuto di trovare quella del Ministero di agricoltura e commercio, del Consiglio di amministrazione della Banca Tiberina, degli impiegati della Banca stessa, dell’associazione dei Sotto Ufficiali in congedo di Roma, del Consiglio Comunale di Castelnuovo, e dei controllori del Vomero di Napoli.
Giunto il feretro al Camposanto, prima che fosse deposto nella cripta di famiglia, pronunciarono nobili parole il signor Boido assessore anziano, in nome dei Castelnovesi, il sig. Possotto GioBatta consigliere comunale, il segretario comunale sig. Giuseppe Carozzi ed il conte San Martino di Chiesa Nova, venuto appositamente da Torino.
Parlarono tutti del Caranti quale soldato dell’indipendenza col gran Duce Garibaldi nel 1860 in Sicilia, ove ebbe il grado di Capitano di Stato Maggiore; quale Amministratore come Segretario intimo del Giorgio Pallavicino – luogo tenente del Re a Napoli prima e poscia Prefetto di Palermo, come capo Direzione e Direttore al Ministero di Agricoltura e Commercio; Direttore della Banca Tiberina.
La famiglia ha ricevuto le condoglianze di S. M. il Re, di S. A. R. la Duchessa di Genova, dell’on. Di Rudinì Presidente del Consiglio dei Ministri, dal Sindaco della città di Cuneo che rappresentò in Parlamento.
Favoriti da un tempo magnifico, i funebri non potevano riuscire più imponenti per concorso di popolo, dal quale era idolatrato, per pomposità e grandezza nella’ loro mestizia.
Giovane ancora il Caranti, (contava solo 53 anni) vigoroso, lavoratore indefesso, patriota onorato e serio, doveva ancora prestare grandi servigi al suo paese — La parca non lo permise !.. nel mentre noi chiniamo la fronte al volere di chi dispóne dei nostri destini, auguriamo a questa misera Italia, che cittadini simili al Biagio Caranti si moltiplichino, per intelligenza, onestà, carattere e laboriosità. »

 

Tratto da “La Bollente del 31/03/1891”
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