Don Lorenzo Gaggino

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Cappellano Militare durante tre guerre
Predicatore ufficiale della Ispettoria Salesiana romano-sarda

Don Lorenzo Gaggino nasce il 3 aprile 1880 a Castelnuovo Bormida (prov. AL) “sulla riva destra della Bormida, al Tanaro sposa, a circa venti chilometri a monte di Alessandria.”
Terzo di cinque figli, le prime due femmine.
Frequenta fino alla terza elementare a C.B. , sempre il primo della scuola.

Per due anni lavora la campagna con la famiglia, mentre il padre va e torna dall’America, questo per sedici anni. Lo stesso capita a un fratello, e alle due sorelle maggiori le quali là resteranno.

Gli  si offre un posto nell’oratorio Salesiano di Novara, a condizione che avesse compito la quinta elementare. Si iscrive alle scuole di Cassine all’inizio dell’anno scolastico 1893: tragitto a piedi, attraversandola Bormida con il traghetto, due volte al giorno, per circa 15 chilometri complessivi. Sempre primo della classe, passa a metà anno scolastico dalla quarta alla quinta.
A 14 anni compiuti entra dai Salesiani di Novara, il 12 dicembre 1894. E’ il primo degli interni del convitto e questo costituisce un  vantaggio e per il suo inserimento e per le sue future mansioni e collocazioni. L’esperienza gli varrà in futuro a dirigere gli Oratori di Vercelli, S. Saba a Roma, Frascati, Tolentino, Civitavecchia. A Novara frequenta con profitto i primi tre anni di ginnasio inferiore. Si trasferì poi a Trecate e successivamente al Noviziato di  Ivrea dove, completato il quinquennio, riceve la veste religiosa salesiana, nel 1898.

A inizio 1900 viene destinato alla Casa Salesiana  di Lanusei, in Sardegna.

Si diploma in Agraria presso la Regia Accademia di Torino.
Dal 1903 al 1905 è al Sacro Cuore a Roma, a studiare in attesa di una destinazione missionaria.. Nel 1903 emette i Santi Voti, restando in attesa (per almeno tre anni) di accedere al sacerdozio.

Nel 1905 si laurea in Filosofia all’Accademia San Tommaso D’Aquino (l’Angelico)in Roma
Nel 1905 parte come missionario, in nome della Chiesa e dell’Italia, destinazione Smirne in Turchia.
Un anno dopo a per quattro, dal 1906 al 1910, si trasferisce nella capitale, a Costantinopoli (Istanbul). Durante questa permanenza viene finalmente ordinato SACERDOTE , nell’isola dei Principi, nella baia che fronteggia Costantinopoli.

1910/1911 ritorna a Smirne.

Rientra in Italia, dal 1911 al 1915, prima a Novara e poi a Vercelli. Qui vive una delle pagine toste della sua vita, dove Dun Lurens diviene conosciuto, rispettato e anche temuto.
Allo scoppio della guerra, 24 maggio 1915, viene richiamato (era ancora sotto leva) e mandato a Torino alle scuole Coppino, a trentacinque anni, in una caserma di reclute. Da qui trasferito all’Ospedale Regina Margherita, viene nominato Cappellano Militare dell’Ospedale, e qui resta per tutto il periodo della guerra, e forse oltre. Periodo ricco di esperienze umane, organizzative, religiose e di rapporti con i superiori militari.

Nel 1917 consegue il diploma magistrale a Torino.
1919, 2 aprile, congedato, arriva a Roma, dove viene assegnato come vicario alla Parrocchia di San Saba, e qui resta dal 1919 al 1924.
Da San Saba venne trasferito all’Oratorio di Frascati ove restò sino al 1927.
Poi Tolentino (1927-1930), Civitavecchia (1930-1932)
Da qui si trasferì in via Tuscolana, all’ Opera PIO XI, da dove iniziò la sua attività di predicatore in novene, tridui, esercizi spirituali, su tutto il territorio nazionale, attività che continuerà ancora al ritorno dall’Africa, finchè la salute glielo permise.
1935/36 si arruola volontario, come Cappellano Militare, nella guerra in Eritrea. Destinato inizialmente a Debaroà, oltre Asmara, venne dopo poco assegnato a Massaua, nell’ospedale “Umberto I”. per circa nove mesi, e dopo Nefasit, periodo in cui arrivò la fine della guerra.
Rientra quindi in Italia come Cavaliere della Corona d’Italia.
DON GAGGINO.jpgNel 1939 gli viene assegnata in Libia, nella provincia di Derna, la parrocchia di Tobruch. Alla situazione religiosa locale, definita da Don Lorenzo disastrosa, si aggiunge nel 1940, 11 giugno, lo scoppio della guerra. La città di Tobruch, con la sua base navale, verrà bombardata per anni e qui resiste e opera, tra bombe, macerie e ogni rischio Don Lorenzo. Danni ripetuti alla canonica e alla Chiesa, ma il prelato continua la sua  opera instancabile tra civili e militari, a confortare, sostenere, assistere feriti e moribondi confidando nella protezione divina.
Nel 1942 è ancora presente nel villaggio “G: Berta”, fuori Tobruch, prigioniero degli inglesi e da questi nominato podestà per amministrare i “residenti”, italiani e arabi.

Al rientro dalla guerra ritorna in Via Tuscolana.
Colpito da trombosi il 27 gennaio 1959, rimase per oltre 7 anni, impedito nel corpo e nella favella, nel letto della camera al secondo piano dell’infermeria dell’Istituto del Sacro Cuore in Roma.
Nei primi anni della malattia e sino al 1961 scrive, con un solo dito, con una macchina dattilografica olivetti, poesie, commenti in versi al S. Rosario, la raccolta “Cronache e Pensieri” del periodo.
Muore il 23 marzo 1966, a 86 anni di età e 59 di sacerdozio. Dopo i funerali celebrati nella Basilica del Sacro Cuore, riposa in Roma al Camposanto del Verano.

“LA MIA LOTTA PER ESSERE PRETE E PRETE RESTARE OVUNQUE
è il titolo dato da Don Lorenzo al fascicolo dei suoi appunti autobiografici, ritrovati in archivio all’Istituto Sacro Cuore dopo la sua morte.

“IL FIERO GAGGINO”, fraterno appellativo attribuitogli nel mondo Salesiano per il suo indiscusso forte carattere e la sua instancabile laboriosità.

E’ un grande silenzioso italiano religioso della prima metà del ‘900. Arduo condensare con poche parole e aggettivi il suo coerente essere, combattere, soffrire a partire dalla prima giovinezza travagliata, proseguire negli anni della  maturità operosa e poi in quelli melanconici in una sofferta vecchiaia..
Determinato e volitivo già dai primi anni dell’infanzia, con un preciso scopo: diventare prete, servire Gesù, seguire orme e insegnamenti di Don Bosco.
Stralcio delle prime pagine degli appunti di Don Lorenzo raccolti nella autobiografia.

“sulla riva destra della Bormida, al Tanaro sposa, a circa venti chilometri a monte di Alessandria. Il Castello Medioevale, accarezzato o flagellato dal fiume, castello nuovo almeno otto secoli fa, ha dato il nome al mio paese Castelnuovo Bormida. La gente del mio paese è pacifica, laboriosa, parca, industre, tenace, risparmiatrice. La nostra non è tirchieria ma sete di risparmio, tanto da essere indicato come uno dei più ricchi dei dintorni.
È un paese ricco in cui fa contrasto stridente la povertà dei pochi. Mio padre, servitorello fin dall’età di nove anni, una volta sposato, con cinque figli, attraversò otto volte gli oceani, restò servitore per sedici anni in America.”
Si mangiava un uovo in sei, ridotto a frittata, pane o patate cotti nella cenere, polenta, radicchio dei campi, cavoli frollati sotto la neve.
Sempre il primo nelle scuole del paese sino alla terza elementare. Sempre assiso alla lettura sul ballatoio di casa, all’ombra di un gelso, al tepore invernale della stalla come sul profumato solco dei campi arati di fresco.
 Volevo studiare per farmi prete. Servivo messa, cantavo a memoria il Catechismo, a undici anni non sono stato ammesso alla Prima Comunione perché troppo piccolo. Dotato di una bella voce da contralto primeggiavo negli assoli delle Messe polifoniche.
Studiare, si, ma con quali mezzi? Aiuti esterni nessuno.
I benestanti ironizzavano: “vorrebbero farlo professore…, lavori la terra come suo padre…, vada per le strade a far letame….Una zappa della salute aggiusta tutto.”
Nulla dalla Congregazione di Carità, dal Municipio, dal Seminario.
Un confratello Salesiano di Strevi, Don Michele Cavatore, mi offrì un posto nell’Oratorio Salesiano di Novara, a condizione che avessi compito la quinta elementare.

Quanto esposto è tratto dal volume:

DON LORENZO GAGGINO
Autobiografia curata da D.G. Carrano
Roma 1985
Tip S.G.S. – Istituto Pio XI – Pzza M. Ausiliatrice 54 – Roma

Appunti del  26/08/2012

Non noti i nomi dei genitori e di fratelli e sorelle

Per ora emerge

Lorenzo  ,  sebastiano ,   ????

Sebastiano è il padre  di  Michinei   (due figli Luigi e Giancarlo + un terzo morto in giovane età)

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