Chiesa di San Giacomo

Esiste tuttora nel territorio di Castelnuovo, all’incrocio della via Emila con la strada detta “dei Montagnini” o “dei Cavallari”, una località di San Giacomo. Il toponimo deriva dall’antica chiesa, di cui si ha notizia per la prima volta nel 1192, tra le dipendenze dell’abbazia di Santa Giustina di Sezzadio. Un documento del secolo XVII ne indica con esattezza l’ubicazione: “da una la strada Levata o sia Romera, da l’altra la strada che va a Rivalta, da l’altra la strada che va a Montego et da l’altra ria Moza Trei”.
La sua fondazione, che, se può attribuirsi all’opera dei monaci di Santa Giustina, va collocata posteriormente al 1030, è la prova più evidente della vitalità della via Emilia come grande corrente di traffico tra Sezzadio e Castelnuovo ancora nei secoli XI e XII e dell’uso, nella stessa epoca, della strada dei Montagnini o dei Cavallari da Castelnuovo direttamente per Montaldo e Carpeneto in luogo dell’attuale percorso attraverso Rivalta. La sua decadenza, a partire dal principio dell’età moderna, procede di pari passo con il declino della via Emilia ed il conseguente abbandono della strada dei Montagnini, di fronte alla progressiva affermazione della strada tra Castelnuovo e Sezzadio per Santa Maria di Borio, lungo quello che doveva essere un antico sentiero tra i boschi, e della strada della Tagliata tra Castelnuovo e Rivalta. Oggi è completamente scomparsa. Se ne sono trovate tracce quando, una novantina d’anni or sono, si sono fatti gli scavi per la costruzione d’una casa colonica sul luogo nel quale essa sorgeva.

I frati davano il terreno in affitto per “ frumento moggia 11 e due capponi”.

La chiesa era in rovina nell’ anno 1577, come risulta dagli atti della Visita Apostolica in S. Giustina fatta in quell’anno dal vescovo di Bergamo, nei quali si legge:

“ Sotto il titolo di questa chiesa semplice ed ruinosa et di questa materia si fabrichi nel luogo designato una capelletta che sia grande almeno per la metà diessa chiesa e ciò fra sei anni al più”.

Ma dagli atti della Visita Apostolica del 1585 si deduce che nulla s’era fatto, perché si ordina agli Oblati Rettori di essa di restaurare questa chiesa quanto prima. ( Gli Oblati presero possesso dell’ Abbadia l’ 11 Marzo 1583). Furono eseguite le riparazioni.

Durante la peste del 1630 vennero sepolte nella chiesa di S. Giacomo oltre quaranta persone morte di contagio, come si legge nel Libro dei Morti di quell’anno. In seguito la chiesa, trascurata, andò man mano diroccando fino a scomparire interamente. Nel 1810, soppressa dai francesi la congregazione degli Oblati, i loro possedimenti passarono al Demanio. Più tardi, il 5 febbraio 1863, le tenute di S. Giustina furono messe all’asta per 500 mila lire e passarono ai Frascara. Il terreno ove sorgeva la chiesa di S. Giacomo, fu poi acquistato dai Roggero che attualmente lo posseggono.

Tratto da “Ricerche sul Monferrato nel Medioevo” di Geo Pistarino – da Archivio storico del Monferrato e dal Manoscritto di Luigi Gaioli.

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