Ora Solare e ora Legale

Come ogni anno, dopo vacanze e spensieratezza, nessuno vuole rassegnarsi veramente alla fine della stagione estiva. D’altra parte, a tratti, fuori splende ancora un bel sole caldo e luminoso che ci accarezza al mattino e che ci accompagna fino all’ora di cena. Tutto questo, però, ha una data di scadenza: il 28 ottobre 2018, infatti, tornerà l’ora solare e con essa l’inverno. Questa, però, potrebbe essere l’ultima volta che spostiamo le lancette dei nostri orologi; col nuovo anno, infatti, le cose potrebbero cambiare grazie alla proposta della Commissione europea.

La Commissione Europea si è detta pronta ad abolire il cambio tra ora solare e ora legale, proponendo invece di mantenere l’ora legale tutto l’anno (cioè quella “estiva”, che scatta a fine marzo e rimane in vigore fino alla fine di ottobre). Su richiesta di una consultazione a cui hanno risposto 4,6 milioni di cittadini, promossa da alcuni Paesi nordeuropei e dell’area orientale del continente, potrebbero essere così aboliti i cambi dell’ora intermedi, da molti accusati di avere ripercussioni sull’umore e sulla salute.

L’ora legale è la convenzione di spostare avanti di un’ora le lancette degli orologi di uno Stato per sfruttare meglio l’irradiazione del sole durante il periodo estivo.

Di converso, il termine ora solare si riferisce all’orario statale usato durante il periodo invernale, quando esso coincide con quello del meridiano del fuso orario di riferimento, chiamato anche «ora civile convenzionale».

Ma perché fino ad oggi c’è stato il bisogno di cambiare l’ora?  Il politico statunitense Benjamin Franklin (1706-1790) fu il primo a capire che i cambiamenti sociali provocati dalla rivoluzione industriale chiedevano un’ottimizzazione dell’energia. Il problema divenne urgente durante la guerra, nel 1916. La proposta fu avanzata per la prima volta a Parigi proprio da Benjamin Franklin, uno dei “padri fondatori” americani e appassionato di scienza (tutti ricorderanno l’invenzione del parafulmine), che nel suo saggio “Un progetto economico per diminuire il costo della luce” pubblicato nel Journal de Paris (1784), avanzò una proposta decisamente originale. Ai tempi gli orologi non erano diffusi come oggi e non c’erano nemmeno le ferrovie (la prima linea ferroviaria è del 1825), l’esigenza di sincronizzare i minuti non era insomma determinante come lo sarebbe stata nell’Ottocento.

Le fabbriche che si stavano diffondendo sempre di più (la prima rivoluzione industriale in Inghilterra inizia intorno al 1770) imponevano infatti ritmi diversi rispetto a quelli della società agricola. E il risultato era che al mattino, quando si poteva già sfruttare la luce del sole, le persone dormivano. Mentre alla sera, ci si trovava usare candele e lampade ad olio per illuminare la notte, prima di andare a dormire. Benjamin propose quindi di indurre (o meglio diremmo, obbligare!) la popolazione ad alzarsi prima al mattino, sfruttando la luce del sole. Come? Tassando le persiane per esempio, razionando le candele, proibendo la circolazione notturna e installando per le vie delle città sveglie rumorose che sparavano colpi di cannone.

Il suggerimento di Benjamin Franklin cadde nel vuoto. Fu riconsiderato però a inizio Novecento (1907) da un inglese, William Willett, che propose di attuarlo alla Camera dei Comuni britannica. Siccome in tempo di guerra il risparmio energetico era importante, nel 1916 venne attuato non solo nel Regno Unito, ma anche in Italia e in altri paesi di Europa.

Nel nostro Paese però dal 1916 in poi l’ora legale fu ripristinata e soppressa più volte. Durante la creazione della Repubblica Sociale (1943-45) ci fu addirittura una sfasatura dell’applicazione dell’ora legale fra il Nord e il Sud del Paese (per alcuni mesi nel 1944 fu in vigore solo nella Repubblica di Salò), finché a partire dal 1966 entrò in vigore con continuità e dal 1996 fu adottata con un calendario comune in tutta Europa.

Non tutti oggi concordano sull’utilità dell’ora legale, soprattutto perché i bisogni del mondo industrializzato dai tempi di Benjamin Franklin sono cambiati e ciò che risparmiamo sulla bolletta con un minore utilizzo dell’illuminazione è vanificato dalla moltitudine di apparecchi elettrici ed elettronici che divorano energia indipendentemente dalle ore di luce o che anzi tendono a rimanere accesi per più tempo (condizionatori d’aria in primis).

Anche per questo c’è chi propone di abolire l’ora legale: la questione però in Italia, come in altri Paesi, è diventata oggi di competenza dell’Unione europea

Tratto da Focus

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